I vini "Mila Vuolo" presentati al Dà Gusto di Salerno

Da informatica a imprenditrice del vino: appassionante storia al femminile color granata

Annamaria Parlato 15/02/2020 0

Lunedì 10 Febbraio si è tenuto il secondo appuntamento del corso di avvicinamento al vino, organizzato e curato dalla sommelier Angela Merolla, presso "Dà Gusto" a Salerno, ubicato nel rione Porto, dove ora sorgono le pescherie, le fabbriche del ghiaccio e dove c’era un tempo l’antico mercato del pesce.

Il locale dalle pareti in tufo vivo, curatissimo in ogni dettaglio, è gestito dalla ristoratrice Angela De Caro ed è una bottega in cui assaggiare a pranzo pochi piatti selezionati, eseguiti nel rispetto della tradizione con un pizzico d’innovazione (come le zuppe, i taglieri, le bruschette), incontrarsi per un aperitivo o fare la spesa portando a casa prodotti d’eccellenza prettamente campani, dalla pasta all’olio, dalle varietà di pomodori ai legumi, dal cioccolato al vino, dal miele alle confetture, dai fichi alle nocciole e tanto altro ancora.

Guest star della serata Mila Vuolo, titolare dell’omonima cantina in località Passione di Rufoli a Salerno, che insieme ad Angela Merolla ha approfondito per i corsisti presenti alcune tematiche legate al vino (esame olfattivo, differenza tra vini convenzionali, biologici, biodinamici, naturali, vinificazione in bianco, rosso, rosato, fermentazione alcolica, fermentazione malolattica), presentando i tre prodotti di punta della famosa micro-azienda. Presente alla serata anche la produttrice Rosanna Raimondo, titolare dell’azienda a Caggiano “Sole di Cajani”, apprezzata per il suo raffinatissimo olio d’oliva.

Ad ogni vino è stato abbinato un finger e una zuppa realizzata da Dà Gusto per stimolare il palato e i sensi. I vini biologici Mila Vuolo sono il Fiano Colli di Salerno IGT , il Cabernet Sauvignon Varietale di Salerno (il vino varietale non è vincolato alle peculiarità di una singola zona ma i suoi profumi e il suo gusto rimandano esclusivamente al corredo aromatico della varietà di partenza) e l’Aglianico Colli di Salerno IGT.

La prima vendemmia è partita nel 2003 per l’Aglianico e nel 2004 per Cabernet e Fiano, e le vigne sono state impiantate in quel periodo sostituendo quelle preesistenti nel terreno di famiglia per un discorso enologico di qualità, unitamente al frutteto e alla produzione di olio e nocciole che già esistevano. L’azienda, seguita dall’enologo Guido Busatto si estende su 13 ettari di terreno, articolata al 70% in vitigni di Aglianico, al 20% in vitigni di Fiano e per il 10% in vitigni di Cabernet, su allevamenti a guyot e a cordone speronato, con una produzione di 15-17000 bottiglie annue.

Il Fiano fermenta e matura in acciaio, ha una bella tonalità paglierina quasi accecante, al naso è floreale, fruttato, al palato minerale, fresco, sapido, elegante. Angela De Caro ha abbinato a questo vino una bruschetta con zucchine grigliate, zeste di sfusato amalfitano e tonno sott’olio dell’azienda ittica Nettuno di Cetara. E’ in ogni caso abbinabile a piatti di mare, crostacei, fritti di verdure e primi piatti estivi.

Il Cabernet ha una gradazione alcolica di 14% e un bel colore rosso rubino. Ha sentori di frutti rossi, amarena sciroppata nel finale, aromi speziati e sfumature di chiodi di garofano. Al palato ancora risulta carico e di corpo, con spiccata mineralità che richiama i suoli argillosi salernitani. E’ stato abbinato ad una vellutata di zucca con fagioli di Controne, cannella, olio extravergine d’oliva Verbìo Sole di Cajani, pepe nero macinato fresco e semi di zucca tostati.

L’Aglianico fermenta in acciaio di cui la fermentazione secondaria viene svolta in barriques e qui affina altri 18-24 mesi senza travasi. Viene imbottigliato 24 mesi dopo la vendemmia e affina in bottiglia per 24 mesi. Ha una gradazione alcolica compresa tra i 13,5% e i 15%. In bocca è un vino dal tocco felpato, vellutato, persistente. Forti sono i sentori di tabacco dolce da pipa, liquirizia, cioccolato, mora, prugna. Note fruttate secondarie conducono tutta la sorsata fino alla fine, e qui si parla di un vino che sicuramente evolverà nel tempo. E’ stato abbinato ad una bruschetta con lardo di maialino nero casertano, pomodoro secco sottolio e granella di nocciole di Giffoni.

Mila Vuolo, laureata in scienze dell’informazione, è oggi più che soddisfatta di aver cambiato lavoro e di aver migliorato la qualità della sua vita. Prima trascorreva ore ed ore dinnanzi al grigiore del pc in un’azienda che si occupava di progettazione e pianificazione strategica e in una città immensa e caotica come Roma; oggi invece cura personalmente con la famiglia i terreni paterni inondati di sole e immersi nella natura rigogliosa, nonostante ci sia tanta burocrazia nel settore vitivinicolo.

“Non vivo per me ma per le generazioni future” è la frase dell’artista fiammingo Van Gogh che Mila ha sposato appieno e in cui ci si ritrova. I suoi vini piacciono non solo agli italiani ma anche agli straniere tant’è che è riuscita a piazzarli sui mercati esteri dell'Europa centro-settentrionale e degli Stati Uniti. In enoteca i suoi vini hanno un prezzo che oscilla tra i 15 e i 25 euro ma la qualità si fa pagare. “Lo insegna il Vangelo: un uomo gradisce prima il vino generoso, poi il mediocre”, così recitava un verso del “Regimen Sanitatis” redatto in epoca medievale dalla Scuola Medica Salernitana.

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Annamaria Parlato 22/11/2024

Le novità al "Nobi" di Fisciano, De Martino nella piena maturità espressiva

Dopo due anni, si ritorna da Nobi per la seconda volta, soprattutto per scoprire le novità sia del comparto hospitality sia del fine dining. Il ristorante, ubicato in Contrada San Lorenzo a Fisciano, fortemente voluto dalla famiglia Di Leo per rendere omaggio alle eccellenze agricole prodotte nell’omonima azienda di Castel San Giorgio, fondata da Nobile Di Leo, è l’estensione della storica Masseria Nobile. Legumi, ortaggi vari (essenzialmente pomodori) caratterizzano la produzione in loco che poi viene trasformata a Castel San Giorgio, come il pomodoro San Marzano DOP, i datterini gialli Dolly e i marzanini. Alla guida di Nobi ci sono Ilaria Di Leo e Nicola Gregorio, mentre la cucina è affidata allo chef salernitano Michele De Martino.

Oltre ad essere un luogo di soggiorno, la masseria è in continua espansione, con progetti futuri che puntano a migliorare ulteriormente i servizi e gli spazi, mantenendo però sempre il legame con la tradizione e la natura che l’ha ispirata. La combinazione di ambienti eleganti, spazi all'aperto e cucina raffinata, ma accessibile, fa di questa masseria una destinazione perfetta per chi cerca un luogo dove il lusso incontra la semplicità, il comfort si fonde con l’arte, e ogni angolo racconta una storia di continua crescita e innovazione. Situata in una posizione strategica, lontano dal caos della città ma al tempo stesso facilmente accessibile, questa masseria è un vero angolo di paradiso, totalmente immersa nelle verdi colline della Valle dell’Irno, dominate da vaste distese di noccioleti.

All’esterno, la masseria è circondata da paesaggi naturali mozzafiato, con due piscine che invitano al relax. La zona della piscina è un punto di ritrovo ideale, non solo per nuotare ma anche per trascorrere momenti piacevoli con un aperitivo, un cocktail o un pranzo informale. Il punto ristoro esterno, grande novità del 2024, vicino alla piscina, è pensato per offrire una cucina più semplice e accessibile, ma non per questo meno gustosa. Qui, i piatti sono leggeri e ideali per una pausa durante una giornata di sole. Ingredienti freschi e locali si trasformano in insalate, panini ricercati, piatti veloci ma innovativi che permettono agli ospiti di gustare un’esperienza gastronomica senza la formalità di un ristorante tradizionale. Un menù che gioca sull’idea di semplicità, perfetto per accompagnare momenti di convivialità a bordo piscina.

“Spesso le persone associano Nobi agli eventi di banchettistica – spiega De Martino – e alla formula piscina+light lunch. Ma non si riduce a questo, noi siamo innanzitutto ristorante, voglio specificarlo. Poi, altra cosa importante, che voglio precisare, è che banchettistica e ristorazione sono due comparti completamente diversi. I miei colleghi abituati a lavorare per i grandi eventi hanno una forma mentis diversa da chi è abituato a fare cucina. Io invece cerco di fondere le due cose e quando allestisco un buffet porto la mia idea di piatti e ristorazione in un finger o in una portata da banchetto, metto la stessa intensità, lo stesso concetto”.

Altra novità il menù, che diventa ancora più intrigante, sfidando i confini della cucina territoriale, con un occhio di riguardo per coloro che sono affezionati ai sapori classici, quelli che evocano comfort, memoria e tradizione. Questo menù non rinuncia all'innovazione e alle tecniche contemporanee, le mescola con il rispetto per ciò che è familiare e rassicurante. Ogni piatto racconta una storia, quella di un incontro tra passato e presente, tra il conosciuto e il sorprendente, mantenendo sempre un legame profondo con la cucina tradizionale. La cucina di De Martino non è solo una rielaborazione intellettuale, ma un'esperienza ideata per emozionare e soddisfare ogni palato. Con una passione innata per la cucina, lo chef ha perfezionato l'arte di mescolare la tradizione gastronomica con un tocco di modernità, senza mai perdere di vista l'autenticità.

Michele è custode della tradizione, delle ricette del centro storico di Salerno, la sua amata città natale, che hanno segnato la cultura gastronomica della sua terra. Conosce a fondo i piatti storici, quelle preparazioni che raccontano il vissuto delle persone, dei luoghi e dei sapori che hanno attraversato generazioni. Ogni ingrediente che seleziona è scelto con cura e proviene dai fornitori locali, per garantire la freschezza e la qualità della materia prima. La sua cucina è un omaggio a ciò che è genuino e naturale, con piatti che esaltano il vero sapore degli alimenti, senza troppi fronzoli. Ma allo stesso tempo, sa che l’innovazione è essenziale per restare al passo con i tempi. Le sue preparazioni non sono mai banali: un ingrediente tradizionale viene presentato in modo sorprendente, una tecnica moderna viene usata per esaltare i sapori senza modificarli. È un maestro nel reinterpretare i classici, rendendoli freschi, dinamici e visivamente spettacolari, pur rimanendo fedele alla loro essenza.

“Il mio obiettivo finale non è solo quello di preparare cibo - prosegue De Martino - ma di creare emozioni attraverso ogni piatto. Sono in grado di percepire le esigenze della clientela, adattando le mie creazioni alle preferenze individuali, senza mai compromettere la qualità. Per me, la cucina è un atto di cura, un modo per comunicare passione e dedizione attraverso ogni ingrediente, ogni tecnica, ogni presentazione. Ho deciso di mettere da parte la frenesia del mondo dello spettacolo gastronomico per dedicarmi esclusivamente al mio menù, al perfezionamento dei piatti e alla cura dei dettagli. Non sono interessato a seguire le tendenze: per me, la vera soddisfazione è sapere che il mio menù racconti una storia autentica e che i clienti apprezzino sinceramente ciò che mangiano”.

La sua è una scelta di vita consapevole, che riflette il valore di lavorare con passione e senza le distrazioni dell'industria del food, ma concentrandosi solo su quello che importa di più: il piacere di cucinare per gli altri e la gratificazione di offrire piatti che parlano da soli. Infatti, i piatti del menù invernale 24/25 parlano e come: spettacolare è il “To... Il Foies Gras” un filetto di tonno scottato, patate alla maggiorana, fondo bruno di vitello leggermente speziato e foies gras di oca. La ricchezza del foies gras, la freschezza del tonno, la morbidezza della patata e la profondità del fondo bruno uniscono terre e mare in un'armonia di sapori complessa. La maggiorana aggiunge una nota erbacea che bilancia la complessità del piatto, rendendolo equilibrato.

Incantevole il cestino dei pani, abbinato all’olio extravergine di Marco Rizzo, dai lievi sentori di vegetale fresco che aprono ad un amaro gentile, cui segue un piccante breve e delicato, che adesso è diventato più corposo rispetto al passato con pani al lievito madre, farine rimacinate a pietra di grani antichi, focacce ai pomodorini confit, cialdine croccanti di riso e curcuma e piccolo babà rustico caldo alla maniera di un casatiello napoletano. Imperdibili gli antipasti uovo cotto a 62 gradi con amatriciana di seppia, spuma di pecorino e tartufo e il velo di calamaro con cime di rapa e chips di patate affumicate su salsa di provola.

Piatto giocoso e sorprendente la candela spezzata ripiena di genovese su fonduta di pecorino, salsa di cipolle e cipolla croccante di Montoro. Il piatto si caratterizza per l’armonia tra la dolcezza intensa della cipolla, la profondità del ragù di manzo e la sapidità cremosa della fonduta di pecorino. I sentori principali sono quelli di caramello, provenienti dalla cottura lenta delle cipolle, e umami dalla carne della genovese, che si amalgamano con il gusto leggermente piccante del pecorino. La pasta, con il suo ripieno succulento, agisce come un contenitore perfetto per trattenere questi sapori complessi, mentre la salsa di cipolla dona freschezza e leggera acidità, bilanciando il piatto. Il risultato finale è un piatto che gioca con il contrasto tra dolcezza e sapidità, dove la cremosità della fonduta e la morbidezza della genovese creano una sensazione di calore e soddisfazione, arricchita dalla profondità della cipolla e dalla persistenza del pecorino.

E il dessert? Le percezioni gustative bisogna scoprirle direttamente accomodandosi al tavolo di Nobi, non è giusto anticipare tutto, anche se un aiutino può starci: nocciola, gianduia, frolla al cacao, cioccolato bianco. Insomma, una goduria senza fine, un dessert che sa sorprendere, regalando al palato un'esperienza sensoriale che oscilla tra il comfort e la raffinatezza. Grande attesa anche per la cantina, attualmente in fase di allestimento con ulteriori novità per l’anno prossimo.

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Redazione Irno24 04/12/2025

Alici, pizza e Mediterraneo: brunch con Armatore da "Le Parule" di Salerno

Marina d’Arechi di Salerno, uno degli hot spot più esclusivi del Mediterraneo, torna a essere palcoscenico di gusto, cultura e convivialità grazie a "Le Parùle", la pizzeria di Giuseppe Pignalosa, Maestro della pizza mediterranea entrata nella Guida 2026 di Identità Golose per la categoria Piazza e Cocktail.

Sabato 6 dicembre (12:00-15:00) ospiterà Luigi Della Monica, CEO e Founder di Armatore, e Andrea Perotti, Export Sales Manager di Armatore, azienda nota per l’eccellenza campana del pesce azzurro, per un evento unico: il “Brunch con Armatore”, una festa di piatti e memorie, dedicata alla regina del mare di Salerno: l’alice.

Il menu del brunch

  • Chips alle alici
  • Patate con olio Evo e colatura di alici
  • Scarola saltata con acciughe, olive e colatura
  • Pan del Mar con ricotta e lemon zest
  • Focaccia burro e alici
  • Pizza tonno e cipolle
  • Pizza napoletana classica
  • Pizza provola, bottarga e lemon zest
  • Panettone dello chef Gennaro Esposito
  • Calice di Biancolella d’Ischia – Casa D’Ambra

Info e prenotazioni: 377 342 4734

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Annamaria Parlato 06/10/2026

De Luca Editori da Salerno ad Amalfi con "Il Tipografo", gourmet al femminile

Con quel mare di fronte e Amalfi a far da cornice, i pesci sono sembrati quasi saltellare ed entrare nel piatto, ammaliati dalla scia argentea della luna d’autunno. È stata questa l’immagine che ha accompagnato la degustazione a Terrazza Gutenberg, dove la cucina delle chef Angela Giordano e Gabriela Damico ha raccontato l’identità gastronomica dell’Hotel "Il Tipografo" di Amalfi. Una serata arrivata a distanza di qualche mese dall’inaugurazione ufficiale della struttura, avvenuta il 16 luglio 2026, e che ha permesso di scoprire più da vicino il progetto gastronomico affidato alle due chef.

L’Hotel "Il Tipografo" di Amalfi ha aperto ufficialmente dopo 8 anni di faticoso restyling, lungo la strada panoramica che da Amalfi conduce a Positano. Un quattro stelle concepito come art-hotel de charme, nato con l’ambizione di essere qualcosa di più di una struttura ricettiva: un contenitore culturale nel quale ospitalità, arte, territorio e impresa hanno convissuto. La data dell’inaugurazione non è stata casuale. Esattamente cinquant’anni prima, il 16 luglio 1976, i fratelli Giuseppe, Antonio e Carlo De Luca avevano fondato nello stesso luogo l’Hotel dei Cavalieri, rimasto attivo per oltre quarant’anni. Quella storia è ripartita attraverso un progetto completamente rinnovato e fortemente legato alla famiglia De Luca Editori di Salerno.

Il nuovo albergo è nato infatti con un’identità particolare: un progetto di ospitalità che ha messo al centro la cultura e il patrimonio artistico della Costa d’Amalfi. Le 41 camere e suite panoramiche hanno convissuto con una vasta collezione d’arte, che ha attraversato epoche e linguaggi, dai paesaggisti della Scuola di Posillipo ai pittori della Costa d’Amalfi, con nomi come Gaetano Capone, Raffaele D’Amato, Luca Albino e Pietro Scoppetta, fino ai maestri del XX secolo e ai ceramisti nordeuropei legati alla grande stagione della ceramica di Vietri sul Mare, tra cui Richard Dölker e Irene Kowaliska. Il progetto dell’albergo-museo è stato dedicato alla memoria di Giuseppe De Luca (1934-2013), che aveva raccolto negli anni un importante patrimonio d’arte legato a questa terra e alla sua amata Amalfi. Il nome della struttura ha invece guardato alla memoria di suo padre, Andrea De Luca, capostipite della famiglia, fondatore della storica attività tipografica e conosciuto semplicemente come "Il Tipografo di Amalfi".

Dentro questo intreccio tra memoria e contemporaneità si è collocata "La Terrazza Gutenberg", con lounge bar la cui drinklist è curata da Maurizio Lepore, il ristorante gourmet affidato alle chef Gabriela Damico e Angela Giordano, protagoniste di una proposta gastronomica che ha puntato ad arricchire il panorama della Costiera con una cucina personale e contemporanea. Ci è voluto carattere per scegliere la semplicità quando la cucina contemporanea ha offerto ogni giorno nuove occasioni per stupire. Angela, originaria di Minori, e Gabriela, marchigiana, hanno trasformato quella scelta in una cifra personale: una cucina precisa, tecnica, capace di lavorare sulle consistenze, sulle temperature e sui contrasti, ma sempre attenta a lasciare riconoscibile ciò che è arrivato nel piatto. Con loro ha lavorato la pastry chef Rita Mancieri, mentre in cucina è stato presente anche l’aiuto cuoco Babu. Una brigata nella quale la componente femminile ha occupato il centro della scena e ha espresso una forza che si è percepita tanto nell’organizzazione della cucina quanto nella costruzione dei piatti.

La degustazione è cominciata con il benvenuto della cucina, una piccola sequenza che ha già raccontato molto della filosofia delle chef. La bruschettina su foglia di limone, ricoperta di ricotta di bufala, alici di Cetara e pepe rosa, ha messo insieme la freschezza aromatica dell’agrume, la sapidità dell’alice e la morbidezza della ricotta. Un boccone semplice, immediato, costruito però su un equilibrio preciso. Poi è arrivato "Tonno fico", con fico caramellato e tataki di tonno: il mare ha incontrato la dolcezza della frutta e le due componenti si sono cercate attraverso consistenze e temperature differenti. A chiudere il benvenuto è stata l’oliva "finta ascolana" ripiena di genovese, una rilettura divertente della terra di Gabriela attraverso un grande classico, che ha racchiuso nella sua crosta croccante il profumo della carne e della cipolla. Tre piccoli assaggi hanno così messo subito in chiaro una regola: la tecnica è rimasta al servizio del sapore, senza mai diventare protagonista assoluta.

Tra gli antipasti è arrivato il cappuccino di mare, con totani in guazzetto al pomodoro, spuma di patate e limone. La parte marina è rimasta nitida, diventando una piacevole sorpresa sul fondo della tazza, mentre patata e limone hanno lavorato rispettivamente sulla morbidezza e sulla freschezza, trasmettendo proprio l’idea della schiuma cremosa che si forma sulla bevanda da colazione. Una preparazione apparentemente semplice, ma nella quale l’equilibrio ha fatto la differenza. È seguita Caprese Art, una composizione che ha portato nel piatto alcuni degli elementi più identitari della Campania: salsa al basilico, quattro varietà di pomodori (corbarino, datterino, cuore di bue, cannellino), bocconcino di mozzarella fritta, bocconcino di provola, stracciata di bufala e tarallo di Agerola. Una caprese contemporanea, costruita attraverso consistenze e temperature differenti, ma rispettosa della riconoscibilità degli ingredienti.

È proprio in questo passaggio che è emerso uno degli aspetti più interessanti della cucina di Angela e Gabriela: è potuta essere complessa nella preparazione e semplice nel risultato. Non ha cercato di confondere il palato, ma di accompagnarlo. L’uovo fritto dal cuore morbido, una "new entry" nel menù autunnale, ne è stato un altro esempio. Alla base sono stati disposti cipolla caramellata e spuma di patate, quindi porcini saltati e crumble di cacao salato. Il tuorlo è diventato quasi una salsa, la cipolla ha portato una dolcezza profonda, i porcini una nota terrosa e il cacao una sfumatura amara e salina, leggermente speziata in armonia con la tostatura della cipolla. Molte componenti, ma una lettura gustativa immediata.

Il primo è tornato al mare con la pasta mista mischiata di scoglio, accompagnata da un brodo di tracina, triglia, scorfano e gallinella e da una salsa al basilico. La preparazione ha affondato le radici nella tradizione marinara, di cui Angela è fiera, ed è stata riletta senza perdere la propria identità. Il brodo ha concentrato il sapore dei pesci, la pasta ha mantenuto una consistenza da "comfort food" e il basilico ha portato freschezza. "Esistono più di 500 varietà di pesci da scoglio in Costiera - ha raccontato Angela - ma tutti alla fine cucinano sempre gli stessi. Noi invece vogliamo cercare di far conoscere qualcosa di diverso ai nostri commensali, che spesso non immaginano quanto siano buone e prelibate determinate specie".

Dalla costa alla terra, il percorso è proseguito con la guancia di vitello cotta a bassa temperatura e glassata al miele, servita su una schiacciatina di patata aromatizzata con le erbe dell’orto e con carotine baby. La cottura lenta ha reso la carne fondente, il miele ha costruito una glassatura delicata e le erbe hanno riportato il piatto verso una dimensione vegetale e mediterranea. È stata una cucina che non ha avuto paura della tecnica, ma non ne ha fatto una dimostrazione. La cottura a bassa temperatura, le spume, le ganache e le diverse consistenze sono stati strumenti, non il fine. Il fine è rimasto il gusto.

Poi è arrivata Rita Mancieri, pastry chef dal curriculum pieno ed interessante, che ha completato il percorso con due dessert nei quali la tecnica è diventata materia da interpretare. "Eclissi di luna" è stato un dessert intenso, tipicamente in linea con il romanticismo e il mistero del mondo femminile, costruito con ganache agli arachidi, ganache alla gianduia, caramello salato, cioccolato bianco e spugna di cacao. Una sequenza di consistenze e sapori nella quale la componente tostata ha incontrato il cacao e la nota salina del caramello. Più fresco e colorato è stato "Pesca e Vino", con biscotto di frolla, ganache al vino, namelaka alla pesca, cubetti di pesca e gel al passion fruit. La frutta è rimasta protagonista, il vino ha aggiunto profondità e il passion fruit ha portato quella spinta acida che ha chiuso il dessert con equilibrio.

Il percorso al calice è stato accompagnato da Aimée, Irpinia Rosato DOC, mentre a fine pasto è arrivato Mueggen, Passito di Pantelleria dell’azienda Salvatore Murana, abbinamento ai dessert e chiusura intensa e mediterranea. Il lavoro del sommelier Antonio Pappacoda ha completato il percorso, costruendo il dialogo tra cucina e cantina e accompagnando ogni portata senza sovrastarne l’identità. La degustazione ha restituito così una cucina con una caratteristica precisa: non ha confuso la semplicità con la banalità. Ed è stata forse questa la forza più autentica di Angela Giordano e Gabriela Damico. Non hanno avuto bisogno di gridare la propria presenza attraverso piatti eccessivamente elaborati. La loro cucina ha parlato attraverso la materia prima, la memoria e la capacità di intervenire con misura.

Una cucina al femminile, dunque, ma soprattutto una cucina consapevole della propria forza, inserita in un progetto che ha scelto di fare della memoria il punto di partenza per guardare al futuro. Perché il nuovo Hotel "Il Tipografo" di Amalfi, nato dalla storia della famiglia De Luca e dal patrimonio culturale costruito nel tempo da De Luca Editori di Salerno, non ha semplicemente custodito il passato. Lo ha portato dentro una nuova idea di ospitalità, fatta di arte, paesaggio, cucina e accoglienza. E, mentre dalla Terrazza Gutenberg lo sguardo si è perso verso Amalfi, il mare sotto la luna ha suggerito quasi naturalmente il menù. Forse è proprio questa la magia della Costiera: quando il territorio è così potente, alla cucina resta il compito più difficile e più bello, quello di non coprirlo, ma svelarlo in tutto il suo fascino.

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