Lunga fila di camion sul Viadotto Gatto, traffico bloccato fra Cava e Salerno
Gagliano sui social: "E’ un vero sequestro di persone, evviva Salerno città turistica"
Redazione Irno24 04/12/2025 0
Mattinata a dir poco problematica, sotto il profilo della circolazione stradale, fra Cava de' Tirreni e Salerno. Traffico fortemente rallentato dalla città metelliana al capoluogo, passando per lo svincolo vietrese verso la Costiera, a causa dei noti problemi di congestionamento sul viadotto Gatto, direzione Porto, con tanti camion incolonnati che hanno bloccato automobili e bus, determinando inevitabili ritardi a scuola o al lavoro.
L'imprenditore alberghiero, già consigliere regionale della Campania, Salvatore Gagliano, ha così commentato sui social: "E’ un vero sequestro di persone. A Furore strada bloccata da 15 giorni, e pare che per le istituzioni sia un fatto normale. A Salerno al Porto tutto bloccato da stamane alle 7:00. Ed anche qui tutto normale. Cosa dire? Evviva Salerno città turistica. Evviva la Costiera, oasi di pace e serenità".
Potrebbero interessarti anche...
Redazione Irno24 18/08/2023
Controlli straordinari dei Carabinieri di Salerno per un'estate sicura
Nel corso della settimana di ferragosto, i Carabinieri della Compagnia di Salerno hanno svolto un servizio straordinario di controllo dinamico del territorio, finalizzato al contrasto alla microcriminalità in genere ed alla prevenzione dei reati contro il patrimonio e la persona. Attenzione particolare è stata posta, inoltre, in relazione alla guida di veicoli in stato di ebrezza o sotto l'effetto di stupefacenti.
In esecuzione al piano di prevenzione, disposto dal Comando Provinciale, per una “estate sicura”, sono stati intensificati i controlli alla circolazione stradale in relazione all’aumentato traffico veicolare, specialmente verso le zone marittime e di villeggiatura.
Nei luoghi a maggiore afflusso turistico, sono stati istituiti numerosi posti di controllo, eseguiti dal personale delle Stazioni Carabinieri di Salerno e Vietri sul Mare, con il supporto del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia. Il dispositivo straordinario, richiesto ai Comandanti di Compagnia dal Col. Filippo Melchiorre, Comandante Provinciale dei Carabinieri, si è articolato in più giorni e in diverse fasce orarie, ed ha visto l’impiego di 69 pattuglie e 138 militari, in attività tra il capoluogo cittadino e la fascia costiera tra Vietri e Cetara.
Nel corso dell’operazione, sono stati controllati 174 veicoli, identificate 321 persone, elevate 31 sanzioni per violazioni al Codice della Strada, anche per guida di motocicli senza casco, sequestrati o sottoposti a fermo amministrativo 8 veicoli. Un turista è stato deferito per guida in stato di ebrezza, in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche, mentre 4 ragazzi, trovati in possesso di stupefacenti, sono stati segnalati quali assuntori alla Prefettura di Salerno.
Annamaria Parlato 11/09/2026
Tavolo per "una": il piacere di mangiare da soli e concedersi attenzione
Esiste una mise en place che per molto tempo abbiamo considerato incompleta: quella apparecchiata per una sola persona. Una sedia, un bicchiere, un piatto e nessuno dall’altra parte. Nell’immaginario della ristorazione italiana, quella scena è stata spesso associata alla solitudine, a un appuntamento saltato, a una persona “senza nessuno con cui uscire”, quasi che il piacere di andare al ristorante avesse bisogno, per essere legittimo, di essere condiviso.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando e il fenomeno del solo dining, cioè la scelta consapevole di mangiare fuori da soli, sta assumendo dimensioni tali da non poter essere più liquidato come una semplice moda. Il dato più citato arriva da OpenTable: negli Stati Uniti, le prenotazioni per una persona sono aumentate del 29% nell’arco di due anni; nello stesso periodo, la crescita registrata è stata del 14% nel Regno Unito e del 18% in Germania. Il dato, però, va letto con attenzione: quel 29% non significa che siano aumentate del 29% le persone single, né che il 29% degli americani vada al ristorante da solo. Misura una specifica categoria di comportamento, cioè le prenotazioni per una persona sulla piattaforma OpenTable, e proprio questa distinzione è importante per evitare una delle semplificazioni più frequenti quando si parla del fenomeno.
Anche l’indagine realizzata da OpenTable e KAYAK nel 2024 fotografa un cambiamento significativo: il 60% degli intervistati statunitensi ha dichiarato di aver mangiato da solo in un ristorante con servizio al tavolo nei 12 mesi precedenti e la percentuale sale al 68% tra Gen Z e Millennials; il 52% dei consumatori statunitensi dichiarava, inoltre, di prevedere almeno un’esperienza di dining in solitaria nel corso dell’anno. Ancora più interessante è la motivazione: per il 34% degli intervistati, il principale motivo per scegliere il ristorante da soli è il desiderio di me time, il tempo dedicato a se stessi, mentre il 20% indica la possibilità di mangiare secondo i propri orari. È qui che il fenomeno diventa culturalmente interessante, perché il tavolo per una persona non sembra rappresentare necessariamente l’assenza di qualcun altro, ma la presenza consapevole di se stessi.
La differenza è sottile soltanto in apparenza: mangiare da soli perché non si ha nessuno con cui uscire è una condizione; scegliere di mangiare da soli perché si desidera farlo è un comportamento completamente diverso. La prima può essere vissuta come solitudine, la seconda come autonomia. E proprio la ricerca scientifica sulla solitude invita a non confondere automaticamente stare soli con sentirsi soli. Uno studio pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin ha evidenziato che la solitudine volontaria può avere effetti differenti rispetto all’isolamento non desiderato e che, quando la persona sceglie consapevolmente di stare sola, possono emergere condizioni di rilassamento e riduzione dello stress.
Una ricerca più recente, pubblicata nel 2026 sul Journal of Health Psychology, ha rilevato che le competenze legate alla “positive solitude”, cioè la capacità di vivere positivamente il tempo trascorso da soli, hanno un ruolo significativo nella relazione tra soddisfazione di vita ed esperienza emotiva. Non significa naturalmente che stare soli faccia sempre bene: la solitudine indesiderata e l’isolamento sociale sono fenomeni completamente diversi e possono avere conseguenze negative. Proprio per questo, la variabile decisiva sembra essere la volontarietà. In altre parole, non è il numero di persone sedute al tavolo a determinare il benessere, ma il significato che attribuiamo a quel momento.
Anche il comportamento dei consumatori sembra confermare questa trasformazione. OpenTable rileva che, nel periodo analizzato, i clienti che prenotano per una persona hanno una spesa media individuale di 84 dollari, il 48% in più rispetto alla spesa media pro capite degli altri commensali. È un dato particolarmente interessante per il mondo della ristorazione, perché ribalta anche un pregiudizio commerciale: il cliente solo non è necessariamente un cliente meno interessante. Al contrario, può essere una persona disposta a concedersi un’esperienza gastronomica completa, a scegliere un ristorante per il piacere personale e, non dovendo mediare la scelta con altre persone, a ordinare esattamente ciò che desidera.
Lo stesso studio OpenTable-KAYAK mostra, inoltre, che il 27% dei consumatori sarebbe disposto a invitare altri commensali soli al proprio tavolo e il 22% tende a conversare con il personale o con altre persone presenti nel locale: il solo dining, dunque, non coincide nemmeno necessariamente con il desiderio di isolamento. Il ristorante può diventare uno spazio intermedio: un luogo pubblico nel quale stare temporaneamente da soli senza essere socialmente isolati. È una distinzione importante anche dal punto di vista sociologico, soprattutto perché le strutture familiari stanno effettivamente cambiando, ma sarebbe sbagliato utilizzare questo dato come unica spiegazione del fenomeno.
In Italia, secondo l’Istat, nel biennio 2024-2025 le famiglie unipersonali sono diventate la tipologia familiare più diffusa e rappresentano il 37,1% dei nuclei; vent’anni prima erano il 25,9%. Le persone che vivono sole rappresentano il 16,9% della popolazione e la quota è aumentata in tutte le fasce d’età. Le proiezioni demografiche Istat indicano inoltre che entro il 2050 le famiglie composte da una sola persona potrebbero arrivare al 41,1% del totale, contro il 36,8% attuale. Ma anche in questo caso occorre evitare un’equazione troppo semplice: vivere da soli non significa essere single, essere single non significa sentirsi soli e mangiare da soli non significa necessariamente vivere soli. Sono tre condizioni differenti che possono sovrapporsi, ma non sono sinonimi.
Negli Stati Uniti, per esempio, il Pew Research Center ha rilevato che nel 2023 il 42% degli adulti non viveva con un coniuge o un partner, una percentuale scesa leggermente rispetto al 44% del 2019; tra le donne la quota era del 44%, contro il 40% degli uomini. Anche questo dato conferma quanto sia complesso utilizzare la categoria “single” per spiegare il solo dining: le relazioni affettive, la convivenza e il comportamento al ristorante appartengono a piani diversi. Il fenomeno sembra invece inserirsi in una trasformazione più ampia del rapporto contemporaneo con il tempo personale. Smart working e lavoro ibrido hanno modificato gli orari, i viaggi di lavoro hanno moltiplicato le occasioni di trovarsi fuori casa senza compagnia, le città hanno reso più naturale frequentare spazi pubblici individualmente e una parte delle generazioni più giovani ha progressivamente smontato l’idea che cinema, viaggio, aperitivo o ristorante debbano necessariamente essere attività di gruppo.
La pandemia, secondo diversi osservatori del settore, ha probabilmente accelerato questo processo, portando molte persone a riconsiderare il rapporto con il proprio tempo e con le attività che prima ritenevano difficili da fare da sole. E c’è poi una questione tutta femminile che merita di essere affrontata senza retorica. Per una donna entrare da sola in un ristorante, soprattutto la sera, è ancora percepito in alcuni contesti come qualcosa che deve essere spiegato: si presume che stia aspettando qualcuno, che sia lì per lavoro, che abbia un appuntamento più tardi oppure che la sua presenza solitaria nasconda una storia da raccontare. È proprio questo il retaggio culturale che dovrebbe essere superato. Il tavolo per una non dovrebbe essere una prova di coraggio, una medaglia di indipendenza né tantomeno una dichiarazione di “emancipazione”.
Se trasformassimo il solo dining in una nuova performance sociale, finiremmo paradossalmente per sostituire un tabù con un altro. Non serve dimostrare di essere abbastanza indipendenti da andare al ristorante da sole: basta averne voglia. Una donna può sedersi, consultare la carta, ordinare un calice di vino, scegliere un piatto importante, concedersi un dessert, leggere, osservare la sala oppure semplicemente non fare nulla. Può occupare un tavolo senza dover giustificare la propria presenza. E questo è forse il punto più interessante del fenomeno: il vero cambiamento non consiste nel fatto che oggi ci siano più persone single, perché i dati demografici raccontano soltanto una parte della storia; non consiste nemmeno nel trionfo dell’individualismo, parola spesso utilizzata per descrivere ogni trasformazione delle abitudini contemporanee. Il solo dining può essere molto più semplicemente un atto di piacere personale.
Mangiare fuori è un’esperienza gastronomica, ma anche un modo di abitare il proprio tempo: scegliere un ristorante, sedersi, aspettare il proprio piatto, assaporarlo senza dover conversare necessariamente con qualcuno, concedersi attenzione. In questo senso il tavolo per una non è vuoto: è occupato da una persona che ha deciso di dedicarsi un momento. E forse dovremmo smettere di considerarlo una conquista, perché non c’è nulla da conquistare nel sedersi da soli davanti a un piatto. Non è una prova di forza, non è necessariamente solitudine, non è il manifesto di una società egoista e non è nemmeno la conseguenza inevitabile dell’aumento dei single.
È, molto più banalmente e molto più profondamente, una possibilità. Quella di stare bene con se stessi anche quando non c’è nessun altro da aspettare. E forse la vera evoluzione culturale sarà proprio questa: arrivare al punto in cui una donna sola al ristorante non farà più notizia, non susciterà curiosità e non avrà bisogno di essere definita coraggiosa, indipendente o “single”. Sarà semplicemente una cliente, seduta al suo tavolo, che ha scelto di mangiare ciò che desidera, nel posto che desidera, nel momento che desidera. E questo, più che il trionfo dell’individualismo, potrebbe essere semplicemente il trionfo della libertà di stare bene con se stessi.
Redazione Irno24 29/12/2025
Pellezzano, solidarietà nei saloni di Villa Wenner con il Coro Daltrocanto
L’Associazione ex allievi del Convitto Nazionale organizza, presso la storica Villa Wenner di Pellezzano, un evento di musica e solidarietà. Lunedì 5 gennaio 2026, dalle ore 20:00, il concerto del Coro Daltrocanto, diretto dal M° Patrizia Bruno, animerà la serata, portando energia e swing. Ogni nota cantata sarà un aiuto concreto, perché, come sempre, il ricavato sarà devoluto all’Associazione L’Abbraccio. A seguire si terrà un piccolo momento conviviale, con una degustazione di vini e prodotti locali.